La politica italiana negli archivi americani

‘Il Sole 24 Ore’ del 10 luglio 2022, da un articolo di Paolo Pombeni

‘La possibilità di consultare gli archivi americani per i documenti governativi desecretati consente ad Andrea Spiri di ricostruire l’approccio della diplomazia statunitense e della stazione della Cia di Roma al momento clou del crollo della cosiddetta Prima repubblica. Certamente non tutti i documenti sono stati resi accessibili, quelli consultabili hanno qualche ‘omissis’ (non particolarmente significativi, sembrerebbe), ma il materiale è molto interessante e per di più disponibile, per i testi principali, in appendice.

Chi si aspettasse grandi rivelazioni, notizie da dietro le quinte disponibili solo alle informazioni della diplomazia, rimarrebbe deluso. I diplomatici riproducono più o meno le analisi che corrono sulla grande stampa italiana, ma proprio questo è l’aspetto interessante. Il personale dell’ambasciata condivide il giudizio sul tramonto di una classe politica, verso cui mostra scarsa simpatia. Considera il fenomeno Tangentopoli segnale del risveglio di una domanda di moralizzazione tanto da aderire alla mitizzazione della magistratura milanese e in specie di Di Pietro. Anzi questi pubblici ministeri sono spesso direttamente sentiti tanto dal console a Milano quanto dall’ambasciatore a cui forniscono l’interpretazione di quanto stanno facendo. Ciò non può naturalmente essere sottovalutato: sia perché ci si può chiedere se i membri di un potere dello Stato possano così tranquillamente intrattenere rapporti con uno Stato straniero, sia perché dai pareri che vengono registrati nei rapporti risulta che quei magistrati avevano chiaro di stare lavorando a un’operazione di cambiamento politico.

Dietro l’approccio così simpatetico dei diplomatici americani c’è l’impatto che su questi osservatori ha esercitato la visione del momento molto aggressivo della criminalità organizzata: assassini di Falcone e Borsellino, stragi e attentati di mafia. Tutto questo lascia l’impressione di un sistema in profonda decadenza se non riesce a mettere sotto controllo il fenomeno e di un Paese in cui invece “la gente” reagisce con manifestazioni e sostegni all’azione della magistratura. Un poco questo approccio viene moderato con l’avvento del governo Ciampi, per la stima di cui gode il premier (non politico) e con l’arrivo della presidenza Clinton che cambia l’ambasciatore a Roma. Non che questo modifichi radicalmente la visione: i tentativi dei politici di usare i loro tradizionali contatti con l’ambasciata per raddrizzare i giudizi sembra che vengano accolti con molta diffidenza.

Il libro è interessante da molti punti di vista. Come sempre non sono gli scoop che fanno la storia, ma l’analisi attenta di un contesto e dei condizionamenti che subisce.

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