LA MATERIA DEI SEGNI
Mussolini speaks
Siamo all’anno zero nell’utilizzo del
repertorio cinematografico. La strada percorsa è lunga, ma la vera
sfida comincia solo ora. Stiamo vivendo un momento storico pazzesco: milioni di fake news invadono il nostro spazio mediatico in ogni momento e ci stiamo
trasformando in nuovi analfabeti dell’informazione. Non siamo più
in grado di distinguere il falso dal vero. La soluzione, però, è a portata
di mano. Un utilizzo più maturo del repertorio cine giornalistico e
amatoriale, per esempio, potrebbe aiutarci a riappropriarci di un po’ di
consapevolezza critica. Negli anni Novanta Pasquale D’Alessandro e
Giovanni Minoli, su Rai3, lanciarono programmi innovativi che utilizzavano
i cinegiornali del fascismo, come La grande storia di Nicola Caracciolo.
In quegli anni le moviole del Luce a Cinecittà lavoravano praticamente
in esclusiva per il terzo canale della Rai. Giuseppe Sangiorgi, presidente e
amministratore delegato dell’Istituto Luce, nello stesso periodo, ebbe
un’intuizione brillante: con gli storici Valerio Castronovo, Renzo De Felice,
Pietro Scoppola e con il regista Folco Quilici, diede vita ad un progetto
unico, Storia d’Italia del XX Secolo: oltre sessanta ore di filmati per raccontare
il Novecento italiano. Una svolta ulteriore alla quale, con una pennellata
di genio, collaborò anche un altro grande storico, Piero Melograni.
Nel 2005, fu chiamato a curare la raffinata riedizione di un importante
documentario del Luce dedicato al viaggio di Hitler in Italia.
Melograni si dedicò a un’analisi minuziosa delle immagini e scoprì
dettagli assolutamente inediti sull’alleanza fra fascismo e nazismo. L’idea rivoluzionaria proposta da Melograni era che i filmati, anche quelli di propaganda,
potevano e, anzi, dovevano, essere utilizzati come preziose fonti per lo
studio della storia. Purtroppo, fu un caso quasi isolato. Il cine repertorio
in questi ultimi anni è stato usato soprattutto a scopo emozionale, per
ricostruire il sapore di un’epoca o per corredare racconti di finzione. Il
fascino dell’analisi dell’immagine, come fonte di interpretazione del reale, si è
perso per strada. Peccato. Avremmo particolarmente bisogno, ora più che
mai, di quella capacità di entrare nelle immagini, per studiarle e per capirle.
Siamo inondati di video di tutti i tipi e non siamo più capaci di decodificarli
correttamente. Nel frattempo, due storici del cinema, Claudio Siniscalchi
e Steve Della Casa, hanno scovato un documentario americano prodotto
dalla Columbia nel 1933: Mussolini Speaks. La macchina della propaganda
Usa allora, una decina di anni prima della Seconda Guerra Mondiale,
era a favore del fascismo. Mussolini, sottotitolato, riempì di sguardi
adoranti le sale cinematografiche nordamericane. Siniscalchi sta
preparando un libro e con Della Casa proporrà anche la produzione
di un documentario, come quello di Melograni. Capire come si muoveva la
propaganda cinematografica di allora, potrebbe aiutarci a capire come si
muove ora. Anno zero?