Quello che accadde tra Giampiero Mughini e Maurizio Ferrara per il libro ‘Ferrara con furore’ è assai simile a quello che accadde tra Piero Melograni e Giorgio Amendola, ‘Intervista sull’antifascismo’: ambedue gli intervistati scelsero degli scrittori che avevamo lasciato il Partito Comunista.

Giampiero Mughini ed il libro interrogatorio al comunista Maurizio Ferrara.

Era una cucina relativamente grande, in un appartamento al secondo piano di una straduzza romana che moriva sul retro di piazza Navona la cucina della casa dove vivevano Maurizio e Marcella Ferrara e dove per lungo tempo hanno vissuto i loro due figli, Giorgio e Giuliano.

Una cucina al cui desco mi sono seduto tante volte nei quattro o cinque mesi del 1989 in cui Maurizio e io stavamo apprestando una sorta di duello intellettuale, lui un comunista aperto a tutte le sfide e a tutte le domande ma che non voleva rinnegare un ette della sua storia e della sua identità, io un dannato “anticomunista” affascinato dalla storia delle famiglie borghesi che avevano costituito il nocciolo più vitale dell’italo comunismo.

Il libro/ intervista uscì dall’editore Leonardo nel gennaio 1990 con il titolo Ferrara con furore. vendette poco e niente, qualcosina più di mille copie. Vedo adesso che su Amazon ne offrono una copia a 60 euro. E’ uno dei più bei libri mai pubblicati in Italia su quel che erano davvero, quali libri leggevano, con quali donne si sposavano, i personaggi intellettualmente più rilevanti di quel PCI che è stato l’unico partito comunista al mondo dal volto umano. Il ricordo di quella cucina mi è venuta subitanea alla mente quando, solo per un istante, le condizioni di salute di Giuliano erano sembrate allarmanti.

Era stato Maurizio, che nel 1989 aveva 68 anni e dunque era molto più giovane di quanto lo sia io adesso, a dirmi che avrebbe voluto farlo quel libro/ interrogatorio. Da tempo riceveva richieste di scrivere la sua autobiografia, solo che lui preferiva invece un confronto con chi aveva una storia diversa dalla sua: “Io sono uno che ha sempre proclamato con forza la sua ‘appartenenza’; tu sei uno che rivendica caparbiamente la sua ‘non appartenenza’, il suo non schierarsi con nessuno. Trovarmi di fronte un membro della nobile confraternita dei cani sciolti, e tuttavia interessato alla storia e alla tematica della sinistra, rispondere a un interrogante che so implacabile ma leale, mi stimola “.

Sono le parole di Maurizio che stanno in testa al nostro libro. Sì, era una storia di famiglie borghesi italiane del Novecento, e che famiglie. Quella di Ferrara cominciava dal papà Mario, uno dei tenori del liberalismo italiano tra le due guerre, proseguiva con suo fratello Giovanni che sarebbe stato uno degli intellettuali chiave del Partito repubblicano di Ugo La Malfa, si prolungava con il figlio Giuliano, dapprima uno che aveva fatto il politico di professione nel Pci torinese, più tardi uno che ne era uscito rumorosamente sino a manifestare una sua pronunziata empatia per quel craxismo che negli anni Ottanta faceva da bestia nera del Pci.

Poi c’era la famiglia di origine di Marcella, lei che per un lungo tempo era stata la preziosa collaboratrice di Palmiro Togliatti, dico la famiglia De Francesco, le due “sorelline” Marcella e Giuliana, quella che avrebbe sposato Franco Ferri, uno che era stato un gappista comunista nella Roma del 1943-1944( loro due genitori del notissimo fotografo Fabrizio Ferri), per poi morire suicida nel 1975.

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